07/10/2009

France Telecom: come gli psicologi spiegano i suicidi

Ventiquattro suicidi in un anno e mezzo tra i lavoratori di France Telecom. Le conoscenze in campo psicologico possono spiegare fatti come questi? Gli psicologi del lavoro sanno che lavorare può portare sofferenza e malattia.

Più di 165mila persone sono morte nell’ultimo anno in Europa per motivi legati al lavoro, e 1 lavoratore su 3 fa un lavoro rischioso per la propria salute (ultima indagine periodica sulle condizioni di lavoro della European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions). È provato che lavorare con ritmi elevati e/o con compiti monotoni e ripetitivi, la paura di perdere il lavoro, la percezione di un compenso inaudeguato e/o essere sottoposti a violenze e molestie, perdere (o temere di perdere) il lavoro possono avere un impatto negativo sulla salute. Ma gli psicologi sanno bene che lavorare è anche la più importante fonte potenziale di soddisfazione, sviluppo e autorealizzazione che gli esseri umani hanno a disposizione.

“Oggi sappiamo – spiega Manuela Colombari, Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna - che condizioni di lavoro stimolanti, accompagnate soprattutto dalla sensazione di poter ricevere supporto quando serve e dal riconoscimento dei risultati che abbiamo raggiunto, possono portare le persone al benessere nella propria vita lavorativa. Certo non è facile. – prosegue la Colombari - Quando tutto è flessibile e precario (il posto, il futuro, lo status sociale), le persone vivono al limite delle risorse non solo economiche, ma cognitive e affettive.

Si struttura l’abitudine a concentrarsi su obiettivi di corto o cortissimo termine, non si esercita la capacità di programmare e si prendono decisioni meno efficaci per sé e per il proprio futuro. Ma in molti casi l’esito del confronto con un lavoro ‘ostile’ dipende dalle risorse che possiamo mettere in campo. Ecco perché è importante che i luoghi di lavoro siano attenti alle differenze tra le persone: tutti hanno diritto a condizioni di lavoro dignitose, che comprendano la possibilità di proteggersi dagli effetti negativi del lavorare. Ecco anche perché è secondario sapere se quei suicidi siano dovuti alla politica di France Telecom, oppure se ci sia stato un fenomeno di contagio emozionale che ha spinto al suicidio altre persone dopo le prime (la letteratura scientifica mostra che possono esistere forme di “contagio” di stati emotivi)”.

“E’ importante invece osservare che – spiega il Prof. Marco Depolo dell’Università di Bologna - da quanto è apparso sulla stampa, i suicidi sono collegati a una situazione di posto di lavoro a rischio, che è durata nel tempo, che è fuori dal controllo delle persone coinvolte, che ha conseguenze pervasive anche sulla vita personale e familiare ed è circondata da un’aura mediatica di inevitabilità.

Nessuna di queste criticità da sola può spiegare perché 24 persone siano rimaste travolte, e molte altre magari colpite ma rimaste in silenzio. Tutte insieme dimostrano come lo stress può colpire duro: non è l’evento stressante in sé, il cocktail micidiale è la sua intensità, la sua durata e la sensazione di non potersi sottrarre. Non ha senso scientifico discutere se qualcuno di quei 24 suicidi avesse fragilità psicologiche preesistenti. Bene ha fatto France Telecom a correre ai ripari, bloccando la ristrutturazione così come era condotta e chiedendo l’aiuto di un gruppo di psicologi per tamponare l’emergenza. E’ interessante – aggiunge Depolo - che il super-consulente assunto per portare a termine la ristrutturazione non fosse un esperto del settore ma venisse da una società statunitense specializzata tra l’altro nella riduzione dei costi e nel taglio di rami secchi aziendali.

Uno psicologo del lavoro – conclude il professore - avrebbe potuto spiegare che quando un’azienda non sa più vedere l’impatto sul personale delle proprie politiche, i risparmi economici di breve periodo nascondono il rischio di enormi perdite, economiche e di immagine. Ma come si sentono oggi i dipendenti France Telecom, anche quelli non toccati per ora dalla ristrutturazione? Gli psicologi del lavoro hanno un nome per la loro condizione: ‘sindrome del sopravvissuto’. Se domani pensi che può toccare a te, la prima cosa che ragioni è come difenderti, fuggire altrove se puoi, e se non puoi ricambi l’azienda regolando il tuo impegno al minimo possibile. Proprio il contrario di ciò che serve in tempi di crisi”.